MOBILITA’ ERASMUS MADRID (SPAGNA) 2-6 Maggio 2026

COURSES AND TRAINING > Madrid (SPAGNA): dal 03/05 al 09/05: 1 Partecipanti

Ritorno a Madrid con Erasmus+: una storia di lingua, cultura e crescita personale


Chi l’avrebbe mai detto che grazie a Erasmus, alla mia età, mi sarei rimessa a studiare lo spagnolo: una lingua che da giovane ho
amato moltissimo, insieme alla sua cultura, alla sua storia, alla sua letteratura. Poi, non più praticata, è stata quasi dimenticata.
Grazie alla progettazione Erasmus + portata avanti dalla mia istituzione scolastica, il Cpia 3 di Roma, che tanto crede nei valori
europei e nella crescita professionale del personale, ho voluto cogliere al balzo l’occasione per riavvicinarmi a una lingua a cui
tanto mi ero dedicata da giovane.
Mancavo da Madrid da parecchi anni, circa 18, e l’ho trovata splendida. L’unica volta che c’ero stata, circa 18 anni fa, aveva
piovuto per tutta la settimana e, pertanto, si camminava sempre a testa bassa, badando bene a non scivolare. Potendola finalmente
ammirare e potendo volgere lo sguardo verso l’alto, la prima cosa che mi ha colpita sono stati i suoi palazzi: elegantissimi, storici,
decorati, dai colori vividi.
Le ringhiere, i balconi e le cancellate in ferro battuto sono elementi iconici dell'architettura di Madrid. I quartieri storici come Malasaña,
La Latina e Barrio de las Letras sono celebri per le facciate dei palazzi decorate con queste storiche strutture in metallo.

Eppure Madrid è, in fondo, una città abbastanza recente, perlomeno molto più recente di altre famose città spagnole.
Fondata nel IX secolo dagli arabi con il nome di Mayrit, Madrid è diventata la capitale della Spagna nel 1561 grazie a re Filippo II per
via della sua posizione geografica centrale nella penisola iberica.
Da allora, la città ha conosciuto una rapida espansione demografica e urbanistica. Il suo stemma, fin dal XIII secolo, è rappresentato da un orso che si arrampica su un corbezzolo: simbolizzano rispettivamente la forza della natura e la fertilità della terra.

Il corso è stato estremamente interessante; i due docenti, Pedro e Ana, molto professionali e preparati. Pedro era più specializzato negli aspetti di linguistica, Ana esperta di cultura, storia e letteratura spagnola.


Sia il direttore, Ángel, sia i suoi assistenti sono stati sempre pronti a rispondere a dubbi e quesiti e a risolvere eventuali problemi. La classe era decisamente multiculturale: Turchia, Australia, Vietnam, USA, India, Zambia, Svizzera, Giappone. Ho accolto molto favorevolmente il fatto che ci fossero studenti di tutte le età, persino più grandi di me.
Alloggiavo in pieno centro, vicino alla scuola, e questo mi ha dato l’opportunità di camminare e godermi tutti i quartieri del centro storico, una grande isola pedonale. È stato, infatti, estremamente piacevole poter camminare per chilometri e chilometri senza correre il rischio di essere schiacciati da auto, autobus, scooter o monopattini. Un elegante centro storico restituito ai cittadini nel vero senso della parola. Molto interessante è stata la visita al Barrio de las Letras, organizzata dalla mia scuola. Abbiamo camminato per piazzette e vicoli che avevano visto crescere la fama di scrittori e poeti come Calderón de la Barca, Francisco de Quevedo e Miguel de Cervantes Saavedra.

Quest’ultimo è stato un autore per me molto importante, che ho amato moltissimo ai tempi dell’università. Don Chisciotte: un personaggio che, in un periodo – il Seicento – in cui i grandi valori del Rinascimento sembravano essere stati dimenticati, in Spagna, lui va controcorrente: è generoso, idealista e sognatore, un uomo che, mosso da nobili intenti, lotta con ingenuità e ardore per difendere cause perse o per raggiungere ideali irraggiungibili;

 

 

un nobile cavaliere che combatte contro le ingiustizie, simbolo dell'uomo moderno che resiste alla mediocrità in cui era caduta la società spagnola di quel tempo.

Nel corso della visita guidata, abbiamo incontrato anche la statua dedicata a Federico García Lorca, una delle voci più originali del Novecento spagnolo, il quale morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti.

Nella nostra passeggiata non è stato dimenticato José Echegaray y Eizaguirre, la cui produzione contempla oltre sessanta drammi sia in prosa che in versi e che gli valsero, nel 1904, il primo Premio Nobel spagnolo per la letteratura.


E in questa settimana a Madrid, non poteva mancare uno spettacolo di flamenco, sebbene sia tipico della Spagna meridionale, l’Andalusia. Il flamenco è un'espressione artistica popolare di grande tradizione, ma non tutti sanno che dal 2010 è iscritto nell'elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

Nato alla fine del XVIII secolo, unisce il canto, la danza e l'accompagnamento musicale (denominati "cante, baile y toque") come risultato della fusione tra la cultura nomade dei gitani (arrivati in Spagna dal XV secolo) e le tradizioni musicali locali di mori, ebrei e andalusi.
Infatti, le origini del flamenco sono profondamente legate ai popoli perseguitati e ai ceti più bassi della società spagnola dell'epoca.
Non è nato come uno spettacolo, ma come un'esigenza intima di esprimere e sfogare gioie e dolori attraverso il canto, il battito dei piedi e il ritmo delle mani.

Non potevo non visitare nuovamente il museo Reina Sofía per ammirarne i capolavori e, soprattutto, il Guernica di Pablo Picasso, il suo più celebre capolavoro dipinto nel 1937.
Il titolo dell’opera deriva dal nome dell’omonima cittadina basca, che il 26 aprile del 1937 fu bombardata e rasa al suolo dall’aviazione nazista, intervenuta a sostegno del dittatore spagnolo Francisco Franco; un’operazione che uccise centinaia di civili, tra cui donne e bambini. Un massacro ingiustificato, un puro atto intimidatorio, di cinica violenza. La strage suscitò enorme sdegno presso l’opinione pubblica mondiale. Picasso compose il grande quadro in solo un mese di lavoro e lo fece esporre nel padiglione spagnolo dell'Esposizione Universale di Parigi (maggio-novembre 1937).


Avendo vissuto a lungo in Egitto, non poteva mancare una visita al parco del Cuartel de la Montaña, poco lontano da Plaza de
España, che ospita il tempio di Debod. Ebbene sì: un vero tempio egizio. Il tempio è stato donato alla Spagna dal governo egiziano sia in segno di ringraziamento per l’aiuto ricevuto nello spostamento del tempio di Abu Simbel, in seguito alla costruzione della diga di Assuan, sia per evitare che venisse sommerso.
Il tempio, smontato in Egitto, venne trasportato e fatto ricostruire pietra per pietra nel sito dove si trova ancora oggi, e fu aperto al pubblico nel 1972.

Nel corso del mio soggiorno, ho cercato di cogliere tutte le opportunità possibili per parlare e comprendere la lingua e, pertanto, ho visto uno spettacolo teatrale, una divertente commedia degli equivoci, "Que Dios nos pille confesados”, presso il teatro Munoz Seca, e un film “Yo no moriré de amor”, che tocca il doloroso tema dell’Alzheimer.
L'esperienza di mobilità Erasmus+ a Madrid ha rappresentato per me un'importante opportunità di crescita professionale e personale.

Ho potuto non solo aggiornare e riscoprire le mie competenze linguistiche in spagnolo, ma anche immergermi nella ricca tradizione culturale della capitale spagnola, grazie alle attività organizzate dalla scuola ospitante e alle numerose visite sul territorio. Il contesto multiculturale della
classe e la professionalità dei docenti hanno ulteriormente arricchito il percorso formativo.

Questa mobilità conferma l'importanza dei programmi europei per il personale scolastico, in particolare per realtà come il Cpia 3 di Roma, dove la formazione continua e il dialogo interculturale rappresentano valori fondamentali. Conto di portare quanto appreso nella mia pratica didattica quotidiana, condividendo con colleghe, colleghi e studenti non solo nuove conoscenze, ma anche l'entusiasmo di una formazione vissuta in prima persona come esperienza europea di cittadinanza attiva.

 

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